Per fortuna pioveva, ieri a Manchester

Per fortuna pioveva, ieri a Manchester, così anche i più duri hanno potuto confondere le proprie lacrime con la pioggia. Anche Paul Scholes, che aveva una voglia matta di segnare, alla sua ultima a Old Trafford, ma che quando ha capito che i compagni gli passavano la palla per fargli fare gol ha smesso di provarci, ricominicando a sfornare lanci e tackle come ha fatto per una vita intera.
5 AGO 20
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Non succederà un'altra volta, però. Ieri gli occhi di Scholes si sono riempiti di lacrime quando, a fine partita, Ferguson ha salutato tutti, anche lui per l'ultima volta. Sotto il cielo grigio di Manchester quello che è il più grande manager della storia del calcio ha ringraziato la società, i tifosi, tutti i campioni che ha allenato e poi ha fatto il suo nome. Accanto a lui di un altro pezzo di storia del calcio, Ryan Giggs, gli ha detto sorridendo di andare a parlare al microfono. Ma Paul Scholes è troppo timido per queste cose. Uno che per vent'anni ha parlato con i tackle, gli assit e i gol, avrebbe detto cose banali.
E' stato in quel momento che ci siamo accorti che si era commosso. E come lui poco prima anche Sir Alex aveva sospirato come si sospira prima di piangere. Poi però il Boss si è ricomposto, e ha detto poche parole senza retorica. "Non abbassate mai la testa, e siate sempre orgogliosi di questi colori". Li ha abbracciati uno a uno, ha alzato la sua ultima coppa al cielo e ha masticato il suo ultimo chewing gum sul prato di Old Trafford. Dal cielo continuavano a venire giù lacrime. A quel punto Scholes ha ricominciato a sorridere. E tutti noi abbiamo capito che un altro come Ferguson non lo rivederemo più sui campi da calcio.